Tempio Pausania

Uu luogo culla di storia e preistoria in cui si può davvero viaggiare nel tempo

Ai piedi del Limbara, uno dei rilievi più alti della Sardegna sorge Tempio Pausania, la “città di pietra”, per il pittoresco centro storico, i maestosi edifici e le strade in granito. Il centro, nel cuore della Gallura, conta circa 15mila abitanti e offre ai turisti un’infinità di itinerari interessanti.

Grazie a un territorio ricco di risorse e strategicamente votato al controllo del territorio circostante, Tempio Pausania assume sin dalla sua nascita il ruolo di città-giuda e di punto di riferimento principale per tutti i piccoli centri dell’entroterra gallurese. Il nome della città “Templum” è stato rintracciato per la prima volta in un documento ecclesiastico del 1173: l’ipotesi più accreditata fa derivare il toponimo dal latino “templum”, nell’accezione di “pendio, scarpata”. Questa ipotesi legherebbe il nome all’area in cui sorse la cattedrale della città, ad una quota altimetrica maggiore rispetto al resto dell’abitato. Sembra ormai certo invece che il nome Pausania derivi dalla località Pasana, piccolo centro vicino alla città di Olbia, sede dell’antica diocesi.

La vasta area che costituisce il centro della città, è stata ricavata per la massima parte dal chiostro e dalla chiesa del convento delle monache cappuccine, fondato nel XVII secolo e demolito a metà dell’Ottocento per la costruzione del palazzo del municipio e di piazza Gallura, sulla cui superficie è stata recentemente riprodotta, a raso, la pianta dell’antica chiesetta. Sono tanti gli edifici civili che rendono Tempio meta imperdibile se si visita il Nord Sardegna.

In particolare la stazione, costruita nel 1931, con la sua linea ferroviaria a scartamento ridotto, che collegava il centro di Tempio Pausania con le città di Sassari e Palau, oggi è inserita nei percorsi del “Trenino Verde” della Sardegna. L’edificio conserva la struttura architettonica e gli arredi originari, così come le antiche Officine che si trovano lì accanto. La facciata esterna dell’edificio è ispirata agli stilemi dell’architettura liberty, ed è armoniosamente curata nei materiali – granito, mattone e intonaco – e nelle belle decorazioni di Art déco, fra le quali risalta, in graffito, lo stemma della Città di Tempio.

La costruzione si sviluppa su due piani, è dotata di una pensilina in ferro battuto, ornata con una splendida cornice a dentellatura smussata. La parte più suggestiva della Stazione è la sala di aspetto: il locale è rivestito con una ricca zoccolatura in legno, è dotata di una biglietteria con sportellino originale in ferro battuto. A impreziosire ancora di più la stazione, sono le tele di Giuseppe Biasi che si trovano nella sala d’aspetto. Le tele realizzate da uno dei maggiori esponenti della pittura sarda del Novecento sono state realizzate tra il 1931 ed il 1932, e raffigurano il mondo dei contadini e le tradizioni popolari della Sardegna.

Annesse all’edificio della Stazione ci sono le ex Officine Ferroviarie, che custodiscono le locomotive del tempo ancora perfettamente funzionanti. Attualmente i locali sono stati trasformati in “Museo delle Ferrovie”, in cui sono esposte le vecchie locomotive a vapore degli anni ’50 e le carrozze in legno del 1913, già perfettamente restaurate.

La linea ferroviaria storica a scartamento ridotto, in quanto l’asse delle rotaie è di circa 950 millimetri, inferiore rispetto alle classi nominali di scartamento di 1000 e di 1500 millimetri, collegava il centro capoluogo di Tempio con le città di Sassari e Palau, è attualmente utilizzata solo a scopo turistico. Gli itinerari percorsi dalla ferrovia storica rivelano ai viaggiatori, in poche ore, gli angoli più suggestivi della Gallura, i suoi luoghi incontaminati, i panorami mozzafiato, angoli sicuramente meno conosciuti e frequentati delle spiagge e delle coste ma in grado di suscitare nel visitatore sensazioni ed emozioni indimenticabili.

Da visitare anche l’ex Seminario vescovile, palazzo settecentesco già dei marchesi Pes di Villamarina, il più noto dei quali, don Giacomo, fu vicerè di Sardegna dal 1816 al 1818.
La “Casa di Nino di Gallura”, situata nell’omonima via, è un’importante testimonianza dell’architettura medievale della città. Presunta dimora di Nino Visconti, Giudice del Giudicato di Gallura nella metà del XIII secolo, amico di Dante Alighieri è citato nell’ottavo canto del Purgatorio della Divina Commedia: “Giudice Nin gentil, quanto mi piacque quandi ti vidi non esser tra i rei” […] “Non le farà si bella sipoltura la vipera, che i Milanesi accampa come avria fatto il Gallo di Gallura” (vv. 52-55). Dell’antico edificio attualmente è visibile solo una parte, ormai perfettamente inglobata nei più recenti edifici circostanti. La struttura presenta due locali con corte interna, pianta tipica delle antiche costruzioni. Dopo un recente restauro è possibile ammirare in tutto il loro originale splendore le tre caratteristiche aperture.

Un altro importante edificio è il Convento degli scolopi: nel 1665, fu istituito, dietro sollecitazione della municipalità e della nobiltà tempiesi, un collegio gratuito, in cui veniva impartito insegnamento inferiore e superiore ai giovani di tutta la Gallura. L’edificio seicentesco, pur rimaneggiato nel tempo, conserva la sua imponente struttura. Attualmente ospita la Biblioteca Comunale “Giovanni Maria Dettori”. Nella scuola degli Scolopi, che ebbe il merito di riscattare il territorio dall’analfabetismo allora imperante, hanno studiato personaggi illustri, dal più grande poeta gallurese, Don Gavino Pes (1724-1795) al teologo Giovanni Maria Dettori (1773-1836), maestro di Vincenzo Gioberti all’Università di Torino.

Risale invece alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, il Teatro Civico del Carmine che sorge sull’area dell’antica Chiesa della Madonna del Carmine. L’inaugurazione avvenne il 20 febbraio del 1929 con la rappresentazione dell’opera Lucia di Lammermor di Gaetano Donizetti; nel 1930, dopo aver ospitato il tenore tempiese Giovanni Manurrita fu accolto in modo trionfale Bernardo De Muro. Dopo una lunga attività concertistica il Teatro fu chiuso nel 1991. Un intenso lavoro di restauro, ha consentito di recuperare il suo aspetto originario, il teatro è stato restituito agli abitanti della Gallura il 18 ottobre del 2001.

Della lunga e importante storia di Tempio sono testimoni anche gli edifici religiosi, come la maestosa Cattedrale di San Pietro, nel cuore del centro storico. La costruzione della chiesa risale al 1200 circa, anche se in realtà è stata soggetta nelle epoche successive a numerose opere di modifica, aggiunte e ristrutturazioni, tra cui si ricorda l’innalzamento del campanile nel XVI secolo. Conclusi i lavori di ampliamento nel 1827, Monsignor Capece fece inaugurare e consacrare la cattedrale il 2 giugno del 1839. All’interno si presenta imponente per l’altezza, è caratterizzata da un’unica navata con quattro cappelle su ciascun lato sormontata dalla volta a botte. Particolari non trascurabili sono: il bellissimo organo ligneo realizzato da Paolo Ciresa nel 1980 e la fonte battesimale in marmo collocata a sinistra dell’ingresso. Retrostante all’altare principale si erge l’imponente coro in olivastro intagliato costruito durante il vescovado di Monsignor Vincenzo Vico tra 1737 e 1741 sormontato dall’affresco sull’abside circolare di San Pietro Apostolo che tiene tra le mani le chiavi del regno dei Cieli.

Di fronte alla Cattedrale di San Pietro, sorge la piccola chiesa dell’Oratorio del Rosario. Secondo un articolo pubblicato nel Bollettino diocesano “Gallura e Anglona” del 1927, l’Oratorio del Rosario sarebbe sorto sul luogo dove anticamente era presente un tempio pagano dedicato a Castore e Polluce, figli gemelli di Giove e Leda e protettori delle leggendarie guarnigioni romane presenti nel territorio tempiese. Questa tesi è avvalorata dal fatto che sopra la facciata principale sono ancora visibili le presunte statue di Castore e Polluce. La data di costruzione dell’Oratorio del Rosario è incerta e non si hanno notizie storiche precise, ma si suppone che questo edificio risalga al 1300 circa, periodo in cui Tempio era dominata dai Pisani.

La facciata è semplice e a capanna ed è un misto di vari stili: presenta infatti alcuni elementi romanico-pisani, altri gotico aragonesi e altri ancora tardo barocchi. Sulla sua sommità un arco sostiene un piccolo campanile a vela, sormontato da tre statuette: a sinistra una statuetta di San Giuseppe risalente al ‘900, al centro e a destra invece, Castore e Polluce, delle quali non si conoscono né la data né la provenienza. Al centro della facciata è stata posizionata una formella di marmo dove è raffigurata la Vergine del Rosario con ai piedi San Domenico e Santa Caterina. All’interno l’edificio presenta una struttura ad aula ed è suddiviso in quattro campate da ampie arcate ogivali a sesto acuto, con copertura a spioventi a vista realizzati in legno di ginepro e di castagno. Qui si possono ammirare il prezioso altare ligneo e il retablo del 1700 e la piccola acquasantiera in marmo datata 1642.

Anticamente denominato “Le anime del Purgatorio”, nella piazzetta del Purgatorio, si trova la Chiesa del Purgatorio, un tempietto eretto intorno al XVIII secolo in pietra granitica locale ricoperta d’intonaco. Un elemento senz’altro degno di nota è il grande dipinto collocato dietro l’altare intitolato a Maria che intercede per le anime e dal quale deriva la pratica popolare in uso ancora oggi di recarsi in questa chiesa a pregare per la purificazione delle anime dei defunti dopo i funerali, di ritorno dalla via del cimitero.

In centro storico si trova anche la chiesa di Nostra Signora del Pilar. La Chiesa risente in modo significativo dell’influenza della dominazione spagnola, ciò è riscontrabile anche dal nome che porta in quanto Nostra Signora del Pilar è il titolo con cui si identifica e si venera Maria madre di Gesù a Saragozza, luogo del miracolo operato dalla Vergine. Il periodo di edificazione sarebbe da collocare tra il 1641 e il 1724, anno riportato su un blocco di pietra della facciata, anche se in un atto datato 1684 la Chiesa di Nostra Signora del Pilar è già documentata. All’interno la Chiesa presenta una sola navata che conduce all’altare maggiore, di più recente costruzione, databile tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.

La più antica testimonianza rinascimentale della Sardegna, si trova a Tempio ed è la Chiesa di San Francesco con l’annesso convento dei Frati Minori Osservanti. Furono costruiti tra il 1543 e il 1548 a spese della città di Tempio e di Donna Giovanna de Portugal, moglie di un feudatario locale. L’edificio un tempo era luogo di sepoltura dei nobili. Sul lato destro della chiesa è ancora visibile il vecchio convento dei Frati Minori Osservanti. Dopo la soppressione degli ordini religiosi l’edificio venne trasformato prima in carcere, poi nel 1897 in ospedale e durante la Seconda Guerra Mondiale divenne invece, sia deposito che ospedale militare e in quella occasione andarono distrutti il bellissimo altare maggiore in legno e gli altri altari.

Tempio, culla del tempo, ha ospitato i primi insediamenti umani sin dall’età neolitica come testimoniano i circoli megalitici, i dolmen, i nuraghi ancora oggi ben conservati e visitabili in tutta l’area circostante. Di grande rilevanza sono i nuraghi Majori e Izzana.

Il Nuraghe Majori si trova a circa due chilometri da Tempio Pausania, in località Conca Marina.
Situato in una posizione strategica, di controllo del territorio dalla quale si possono facilmente identificare i nuraghi Lu Polcu, Budas, Izzana, Naracheddu, Naraconi, Monti di Deu, Agnu e Bonvicinu. Monotorre, è stato costruito interamente con blocchi granitici di grandi e medie dimensioni appena sbozzati e meglio lavorati vicino l’ingresso. Si tratta di un nuraghe di tipo misto, rispecchia le caratteristiche dei nuraghi “a corridoio” per la forma estremamente irregolare e soprattutto per la presenza di un corridoio che taglia longitudinalmente l’intera massa muraria e, nello stesso tempo, sono presenti caratteri dei nuraghi a tholos (falsa cupola) nella copertura dei due ambienti di forma ovoidale che si aprono a destra e a sinistra del corridoio.

Gli scavi eseguiti nel cortile hanno messo in evidenza diverse fasi di utilizzazione, anche se resta difficile individuarle con certezza. In epoca alto medioevale veniva utilizzato dai pastori presenti nella zona, dediti all’allevamento e all’agricoltura, come abitazione. Alcuni reperti risalgono invece all’epoca dell’Impero Romano, come attesta il ritrovamento di una moneta dell’età di Antonino Pio insieme ad alcuni frammenti di anfora e ceramica sigillata. Mentre sono più consistenti materiali riferibili alle fasi di vita del monumento in età nuragica. Fra le forme ceramiche compaiono soprattutto olle e tegami e un frammento in argilla depurata, decorata da scanalature verticali. Il ritrovamento di alcuni elementi in cristallo di Rocca evidenzia legami con altri siti nuragici e con l’industria litica della Corsica.

Il Nuraghe Izzana è molto particolare, presenta caratteristiche sia dei più arcaici nuraghi a corridoio, frequenti in Gallura, che dei più comuni nuraghi a tholos. La pianta ha forma triangolare oblunga con angoli smussati. La camera della torre centrale è coperta a tholos ed è ancora integra, mentre le camere laterali, situate a diverse altezze da terra, sono un po’ danneggiate ma parzialmente raggiungibili attraverso una serie di corridoi interni, attualmente in parte crollati, che giravano attorno alla costruzione.

Un’altra particolarità di questo nuraghe è quella di essere fornito di diversi ingressi. La differenza della tecnica costruttiva in varie parti del nuraghe e la singolarità della pianta, potrebbero indicare che la costruzione sia frutto di più interventi costruttivi cronologicamente successivi. Ma è soprattutto la posizione che rende speciale questo monumento: il nuraghe domina la splendida Valle della Luna di cui gode il panorama a 360 gradi.

Se ci si trova a Tempio Pausania non si può fare a meno di una passeggiata alle Fonti di Rinagghju, note fin dall’antichità non solo per le proprietà terapeutiche ma perché poste in un luogo ricco di frescura e di verde. La fonte era nota anche al tempo dei romani come testimoniano alcuni resti archeologici più a monte, nel colle di Santa Chiara.

Comune di Tempio Pausania